martedì 4 agosto 2015

Serbia (limerick 1)

Il grande e terribile mosquito fotografato da Ksenija

Il viaggio

Prendo lo zaino per il mio viaggio brado
Strada infinita, si curva di rado
Grappa e badanti
Dogane e santi
Su questo bus da Milano a Belgrado

Birdringing con i rollers

Piume smeraldo, ametista, zaffiro
Fanno un fetore da capogiro
Nella riserva di Voivodina
A frugar nidi di prima mattina
Con la palinka a guarirci il respiro

Una cartolina retrò

Bella Subotica in bianco e nero
E un braccialetto sul Palic Jezero
Stelle cadenti
Rane invadenti
Dolci ricordi di un amore vero

venerdì 31 luglio 2015

venerdì 5 giugno 2015

Caos Climatico

Chiuse le selezioni per il  riconoscimento dell' Environmental Photographer of the Year.
Oggi l'Internazionale pubblica una bella galleria con le foto in finale. La trovate cliccando qui.

The panel select entries on impact, composition, originality, creativity and technical ability. They are looking in particular for pictures that show the dynamic link between environmental and social issues in a way that makes us think differently about the world around us. (dal sito del CIWEM).


E sempre a tema Cambiamenti Climatici, una serie di documentari che proponevano tempo fa su Rai5, presentati da Yann Arthus-Bertrand e disponibili su youtube. Belli, molto chiari e incredibili in alcuni momenti. Vale la pena di darci un'occhiata!

venerdì 29 maggio 2015

La Piroformica (Bestiario I)

Villa dei mostri a Bagheria

La piroformica è un oviparo terrestre, di dimensioni millimetriche, caratterizzato dal becco ricurvo e dall’addome strozzato . Il dilemma se sia nato prima l’uovo o la piroformica è stato oggetto di innumerevoli speculazioni e ha tormentato per secoli scienziati e filosofi, i quali non si sono ancora accordati su una risposta definitiva. Tuttavia, quello che più interessa della piroformica non è la sua nascita ma la sua rinascita. Infatti, la piroformica è capace di risorgere dalle proprie ceneri. Ciò ne fa un animale rimandatario, in eterno conflitto con il proprio spirito stacanovista e parsimonioso. La piroformica passa la propria giornata a struggersi per tutte le provviste che non sta accumulando, foraggiando così la propria fiacchezza e promettendosi di ricominciare una vita più seria alla prossima reincarnazione.
Non esiste, per le piroformiche, una memoria storica collettiva tipica delle specie animali altrettanto evolute. Nel caso di incendi, infatti, tutta la colonia va incontro allo stesso destino. Per questo motivo, le piroformiche di una comunità sono tutte coetanee e frequentano la stessa classe a scuola, dandosi i turni per sopperire alla mancanza di insegnanti più anziani e creando un vero modello di buona scuola.
La disinfestazione dalle file di piroformiche che invadono le cucine nei momenti di calura estiva è ardua. Nel corso dell’evoluzione, infatti, le piroformiche si sono adattate a rinascere, oltre che dalle ceneri, dalle spoglie rimaste in conseguenza di qualunque attacco ustionante (anche da sostanze acide, basiche o urticanti). In effetti, è possibile affermare che una fila di piroformiche sia inestinguibile e, per quanto esserne vittime sia un’eventualità più unica che rara, l’unico rimedio oggi conosciuto è l’abbandono del luogo infestato.


Questo brano è il primo di una serie che spero di portare avanti.

domenica 24 maggio 2015

Altamente confidenziale


 
La luce della stanza è ancora accesa. Provo un paio di espressioni davanti allo specchio del corridoio, socchiudo gli occhi, serro la mandibola. Busso sullo stipite della porta ed entro, senza aspettare che mio figlio mi risponda.
Apro il pugno e gli metto sotto il naso la mano tremante.
«Cos'è questo?»
Il bottoncino della camicia di Luigi mi saltella fra le pieghe del palmo, così glielo lascio cadere sulla trapunta e incrocio le braccia, tentando di assumere un'aria severa. Devo guardare in alto, per trattenere una lacrima.
«Niente»
«Niente. Sai dove l'ho trovato?»
Luigi abbassa lo sguardo per la vergogna. Mi sento un verme. Le guance mi pulsano e ho bisogno di lunghe pause.
«Era davanti al mio armadio. Sei ancora andato lì, vero? Sai che il contenuto di quell'armadio è se-gre-tissi-mo, se quelle cose finissero nelle mani sbagliate potrebbe esplodere una guerra nucleare!»
Seguo lo sguardo di Luigi, ancora fisso sulla ruota del trattore che spunta dalla cesta dei giocattoli.
Per un paio di minuti restiamo in silenzio, finché la tensione non diventa insopportabile. Mi volto e spengo la luce uscendo dalla camera, biascicando un “buonanotte” a denti stretti, così che gli resti l'impressione che io sia in collera.
«Papà?»
Mi volto nella penombra.
«Papà, ma i guanti degli astronautii sono uguali a quelli che mamma usa per lavare i piatti?»
Il colpo mi trancia il respiro come un pugno sullo stomaco. Stropiccio con le unghie la carta da parati del corridoio, dove si increspa vicino all'interruttore. Il silenzio è devastante per entrambi. Mi dispiace di tutto questo, Luigi, ma non voglio deluderti.
Volevo essere un papà migliore, come faccio a dirti adesso la verità. Come faccio a guardarti in faccia e confessarti che sì, è vero, i guanti che hai visto, sbirciando nell'armadio, sono gli stessi di mamma. E io sono solo un inserviente. All'ESA faccio le pulizie e non mi hanno scelto per andare in missione sulla Luna. Mi bruciano le labbra per tutte le menzogne che ti ho raccontato. E per tutte quelle che ti racconterò ancora per tenerti qui con me, fino a che non mi abbandonerai anche tu, come la mamma.
«Che delusione!» sono le uniche parole che mi vengono fuori, sincere per una volta, prima che io fugga verso la mia stanza da letto.