domenica 24 maggio 2015

Altamente confidenziale


 
La luce della stanza è ancora accesa. Provo un paio di espressioni davanti allo specchio del corridoio, socchiudo gli occhi, serro la mandibola. Busso sullo stipite della porta ed entro, senza aspettare che mio figlio mi risponda.
Apro il pugno e gli metto sotto il naso la mano tremante.
«Cos'è questo?»
Il bottoncino della camicia di Luigi mi saltella fra le pieghe del palmo, così glielo lascio cadere sulla trapunta e incrocio le braccia, tentando di assumere un'aria severa. Devo guardare in alto, per trattenere una lacrima.
«Niente»
«Niente. Sai dove l'ho trovato?»
Luigi abbassa lo sguardo per la vergogna. Mi sento un verme. Le guance mi pulsano e ho bisogno di lunghe pause.
«Era davanti al mio armadio. Sei ancora andato lì, vero? Sai che il contenuto di quell'armadio è se-gre-tissi-mo, se quelle cose finissero nelle mani sbagliate potrebbe esplodere una guerra nucleare!»
Seguo lo sguardo di Luigi, ancora fisso sulla ruota del trattore che spunta dalla cesta dei giocattoli.
Per un paio di minuti restiamo in silenzio, finché la tensione non diventa insopportabile. Mi volto e spengo la luce uscendo dalla camera, biascicando un “buonanotte” a denti stretti, così che gli resti l'impressione che io sia in collera.
«Papà?»
Mi volto nella penombra.
«Papà, ma i guanti degli astronautii sono uguali a quelli che mamma usa per lavare i piatti?»
Il colpo mi trancia il respiro come un pugno sullo stomaco. Stropiccio con le unghie la carta da parati del corridoio, dove si increspa vicino all'interruttore. Il silenzio è devastante per entrambi. Mi dispiace di tutto questo, Luigi, ma non voglio deluderti.
Volevo essere un papà migliore, come faccio a dirti adesso la verità. Come faccio a guardarti in faccia e confessarti che sì, è vero, i guanti che hai visto, sbirciando nell'armadio, sono gli stessi di mamma. E io sono solo un inserviente. All'ESA faccio le pulizie e non mi hanno scelto per andare in missione sulla Luna. Mi bruciano le labbra per tutte le menzogne che ti ho raccontato. E per tutte quelle che ti racconterò ancora per tenerti qui con me, fino a che non mi abbandonerai anche tu, come la mamma.
«Che delusione!» sono le uniche parole che mi vengono fuori, sincere per una volta, prima che io fugga verso la mia stanza da letto.

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